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Produzione: It. 2014

Genere: Documentario
Durata: 56
'

Regia: Francesco Di Martino

Produttore: Frameoff / Piano D

Fotografia: Licia Castoro, Giuseppe Portuesi

Suono: -
Scenografia: -

Costumi: -
Trucco: -

Effetti: -

Montaggio: Maria Chiara Piccolo

Musiche: Tapso II, Giovanni Fiderio, Mashrooms Babosa, Bepi

        & The Prismas

Cast: -

 

Premi:

 

-

 

 

Trama:

Siamo nella Val di Scalve, la stessa valle dove l’acqua del Povo, il primo dicembre del 1923, provocò il

disastro della diga del Gleno: sono passati ormai novant’anni e la vita continua a scorrere.
Il film documentario prende spunto dal solco lasciato da quel vortice di fango per raccontare la vita

delle persone che oggi abitano questi luoghi, che hanno un rapporto stretto con la natura che li

circonda.
Uomini che eleggono la montagna a propria bussola in una continua scoperta di sé, che rinnovano

ogni giorno lo stupore per i suoi mutamenti repentini e a volte paurosi. Giovani che scelgono di scalare

vette irraggiungibili ai più, forti delle proprie mani e della propria testa. C’è anche chi arriva da lontano

alla ricerca di un lavoro e di un paesaggio diversi e chi non riesce a dimenticare quel primo dicembre

1923 e fa del suo ricordo preziosa testimonianza per le nuove generazioni.

 

 

Recensione: 

Il documentario tematico di Francesco di Martino ambientato nella valle del Gleno racconta un frammento delle vite quotidiane di alcuni uomini con età e attività lavorative differenti. Ai piedi della grande montagna tutto scorre tranquillo, nella semplicità che solo luoghi isolati come questi possono dare. Una presentazione descrittiva che apre le porte al ricordo della strage avvenuta nel 1923. Negli anni della miseria e del dopoguerra, l'arrivo di una diga era visto come una grande opportunità, anche se gli operai effettivi del luogo non erano in molti a lavorarci. Oltre alla discreta produzione di energia, c'era la falsa speranza del benessere che poi, come accadde più tardi nel Vajont, fu fumo negli occhi che provocò solo morte e distruzione. Un dissesto sociale e ambientale cha ha cambiato la geografia della Val di Scave, anche a causa dell'introduzione successiva di nuovi tipi di piante per impedire le frane del terreno.

L'anno 0 che ha segnato la popolazione che ancora non dimentica, come l'anziano di 91 anni che nonostante la tragedia vissuta narra ciò che si ricorda con un sorriso, anche nei momenti più scioccanti, come quello della mucca e della bambina. Una montagna che incute timore e non perdona come quando la guida alpina muore a causa di un incidente durante una discesa, ma anche una montagna che esprime amore e serenità. E' un legame forte quello che unisce gli abitanti alla montagna che dall'alto sorveglia la valle. Un rapporto sincero e a rappresentarlo sono questi sprazzi di vita maschile opposti alla voce fuori campo femminile che tramite l'uso del dialetto ricorda e rincuora le anime della valle.

 

 

 

Film disponibile direttamente su:

GLENO - DOVE FINISCE LA VALLE

Collaborazioni: 

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