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Produzione: It. 2011

Genere: Documentario
Durata: 52
'

Regia: Laila Higazi, Muayad Alayan

Produttore: Palcine Productions

Fotografia: -

Suono: -
Scenografia: -

Costumi: -
Trucco: -

Effetti: -

Montaggio: Guido Welkenhuysen

Musiche: Charlie Rishmawi

Cast: -

 

Premi:

 

-

 

 

Trama:

Considerata da molti come il petrolio bianco palestinese, la pietra è la materia naturale grezza più

richiesta in Palestina.
Purtroppo gran parte dell’industria palestinese è sotto ostaggio dei costruttori israeliani, compreso ciò

che concerne l’edilizia israeliana dentro i territori occupati. Inoltre, la massiccia estrazione di pietra, lascia

sui villaggi, città e campi vicini un altissimo impatto di natura ambientale, sociale e medica.
Ogni protesta da parte dei cittadini palestinesi contro lo sfruttamento della pietra da parte israeliana,

viene tutt’ora lasciata cadere, sia da parte della Comunità Internazionale che dei funzionari palestinesi,

incapaci di fermare lo sviluppo che questo settore estrattivo ha intrapreso.

 

 

Recensione: 

Molte le pietre con cui, nel tempo da diverse culture, sono stati costruiti luoghi sacri come Il muro del pianto, il Golgota nel Sacro Sepolcro, la moschea di Al-Aqsa o la Cupola della Roccia.

Nomi che non possono che ricondurci alla Terra Santa, posto dove ebrei, cristiani e mussulmani si ritrovano a vivere e a pregare fianco a fianco. Popoli che però allo stesso tempo lottano tra loro per sopravvivere. Combattono con pietre, simbolo della rivolta e della resistenza palestinese, e vivono di pietre, risorsa naturale su cui ruota un giro economico che porta il territorio a classificarsi al 12° posto per la produttività e il commercio di marmi.

 

Come spesso accade quando si parla di edilizia bisogna fare un salto indietro nel tempo fino agli anni del boom economico di uno Stato: siamo negli anni '70 in cui si riscontra un incremento della produzione in seguito alla richiesta di nuove costruzioni causate dall'arrivo di immigranti ebrei dopo una serie di collaborazioni culturali instaurate tra Israele e altri Paesi. Non vi è oggi palazzo o città che non siano costruiti in pietra.

 

Un business che vanta l'esportazione in tutto il mondo, una ricchezza economica che però ha delle conseguenze gravi sull'ambiente e sull'assetto sociale della popolazione circostanti alle cave in cui vengono fatte le estrazioni. Le leggi che in Israele regolamentano questo settore hanno la finalità di preservare impedendo eventuali disastri economici. Grazie a questo nei decenni passati molte cave sono state chiuse o si è ristretta la produttività. Per non rischiare il fallimento e raggirare l'ostacolo le aziende hanno però escogitato il modo di spostare le cave in Cisgiordania, il territorio attualmente occupato dai palestinesi, dove la legge non li vincola dall'espandere le proprie cave fin sotto i piedi delle case già costruite, provocando problemi di salute che colpiscono cittadini e profughi con malattie ai polmoni come la silicosi di cui non c'è cura. Senza contare la distruzione del paesaggio, la

scomparsa di specie animali, l'inquinamento dell'aria, la mancata crescita delle piante, la scarsità d'acqua, problema che già attanagliava queste terre e che oggi è cresciuto a causa dall'eccessivo spreco che si usa per lavorare le pietre, e dei consecutivi scarichi di liquami sul territorio circostante. Il problema dello smaltimento, come degli altri, non è controllato in quanto non si applicano norme di sicurezza e si concedono licenze illegali. Il motivo di tutto ciò è ancora una volta l'interesse creatosi intorno a una lobbie di investitori, politici e affaristi che scoperto il petrolio bianco della Palestina abbattono ogni possibilità di protesta e di cambiamento.

 

Tra i rumori, le polveri e le scosse, vi è una condizione portata dalla sopravvivenza dove l'esigenza di guardare al futuro dei propri figli non basta. In Israele i palestinesi non possono lavorare a causa dei posti di blocco e gli unici settori che permettono uno sviluppo sono quelli legati all'industria della pietra, lì l'operaio finisce per guadagnare dei soldi che poi spenderà per le cure di suo figlio che si è ammalato a causa delle conseguenze prodotte dalla cava in cui lavora.

 

Sacred Stone di è un documentario che racconta come l'importanza di questa materia prima accomuni i diversi popoli presi in causa che stanno costruendo un'economia nazionale a scapito del benessere dei cittadini. Israele sta trasformando i territori palestinesi occupati in un'enorme discarica, dimenticando che prima di tutto bisogna valorizzare l'essere umano.

 

 

Film disponibile direttamente su:

SACRED STONE

Collaborazioni: 

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