
GLI ALBORI
Era il 1894 quando Filoteo Alberini inventò il kinetografo, un macchinario che
permetteva di proiettare pubblicamente una serie di fotogrammi che davano
l'illusione del movimento, ma per mancanza di denaro non si riuscì a brevettare la
nuova invenzione e così il kinetografo non ebbe il successo che invece ebbe l'anno
successivo il cinematografo dei Lumière.
Alberini è considerato il pioniere del cinema anche per altri motivi: se non fosse stato
per persone come lui (o come Dickson o Pathè) probabilmente l'invenzione dei
Lumière sarebbe morta in pochi anni, apportando innovazioni anno dopo anno.
Alberini fu il primo a intuire che il cinema poteva essere un vero e proprio mercato a
livello mondiale con un'apposita concorrenza, creando così il concetto di industria
cinematografica.
Il cinema italiano nei primi anni rimase abbastanza arretrato nel panorama mondiale a causa di una mancanza di organizzazione tecnica che vedeva per esempio l'assenza dell'imbonitore che a quel tempo era una figura cruciale per attirare gli spettatori, nei baracconi ambulanti delle fiere, a vedere i film. Nel contempo nacquero altre figure cinematografiche come quella dell'operatore e quella del proiezionista. Anche se l'Italia si affacciò solamente più tardi è sorprendente scoprire che fu in grado di dare filo da torcere alla Francia e a Hollywood.
Nel 1896 Italo Pacchioni portò il cinema nelle fiere, nei mercati, nelle sagre paesane attirando un maggiore pubblico, ma il cinema rimaneva un vagabondo e sentiva il bisogno di avere un posto fisso, così nel 1897 grazie ad Alberini nacque la prima sala cinematografica a Roma. La trovata fu geniale e ben presto le sale si distribuirono in tutta Italia: Milano, Venezia, Torino.
Grazie a LA PRESA DI ROMA (Filoteo Alberini, 1905), Alberini si ritrova di nuovo al centro dell'attenzione in quanto l'opera viene considerata il primo vero film italiano in quanto storia completa con diversi quadri (scene). Il film venne finanziato dal Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, anche se a dire il vero, la prima grande casa cinematografica italiana fu la Ambrosio Film di
Arturo Ambrosio, un uomo che a Torino, dopo i
successi documentaristici de LA PRIMA CORSA
AUTOMOBILISTICA SUSA-MONCENISIO (Roberto Omegna, 1904), primo esempio di camera-car, e LE MANOVRE DEGLI ALPINI AL COLLE RANZOLA (Roberto Omegna, 1906), darà il via al noleggio, mentre a Venezia ci penseranno i fratelli Roatto. Successivamente Alberini farà passare la sua casa di produzione sotto la Cines aumentando così il livello produttivo, anche se nel frattempo la nascita delle case di produzione aumentavano a vista d'occhio: Eden, Lux, Astra, Smeraldo. Con le Case di Produzione nascono di conseguenza anche i produttori, persone che con un certo timore erano pronte a rischiare il proprio capitale. Oltre al produttore ecco affacciarsi anche l'esercente, il distributore e il regista che dopo un periodo di sottomissione inizierà a prendere posizione ottenendo prima il titolo di “padre del film” e poi la possibilità di imporsi alle lagne dei divi e di assistere al montaggio.
Redazione

Manifesto 0, 2012







Collaborazioni:
Se anche tu vuoi collaborare con Manifesto 0 o chiedere la pubblicazione di un qualsiasi contenuto inerente scrivici a Emme0Mzero@gmail.com
Tag più frequenti:

© 2012 - 2017 by Manifesto Ø