top of page

DIVISMO E FEMME FATALE

Il divismo nacque in Italia nei primi anni del nuovo secolo per svilupparsi in Europa fino ad attraccare e stabilirsi

negli USA dove negli anni '50 divenne un fenomeno d'interesse talmente forte da creare lo star system che noi

oggi conosciamo. 

Il fenomeno fu lanciato da Gabriele D'Annunzio che diede vita a pellicone grazie alle quali gli attori diventano

modelli di un'ideologia generale della vita dove il loro ruolo e la loro immagine si sostituiscono con forza

nell'immaginazione popolare. Ottengono così sul set un potere superiore allo stesso regista. Il periodo aureo si

ebbe tra il '13 e il '19 dove l'aspetto mimico e fisico diventarono modelli da imitare, stereotipi che producevano

vari effetti, tra cui il mutamento delle strutture produttive, l'atteggiamento della critica e la risposta del pubblico

che fa capire quanto sia decisiva la forza della carica simbolica del loro linguaggio corporeo. 

Il divismo fu decisivo per lo sviluppo della società moderna di allora in quanto per la prima volta le persone si

vedevano unite sotto un'unica immagine. Il cinema grazie ai divi riuscì a raggruppare molte più persone di

quanto non avessero fatto la pittura, la lirica, il teatro o la letteratura.

Lyda Borelli e Francesca Bertini divengono le dive più gettonate. La prima è la più rappresentativa della cultura liberty lavorando con importanti registi dell'epoca come Carmine Gallone e Mario Caserini. La seconda fu più moderna e anche lei lavorò con i grandi registi dell'epoca come Giuseppe De Liguoro, Roberto Roberti, Edoardo Bencivenga, Gustavo Serena. Con quest'ultimo realizzò ASSUNTA SPINA (Gustavo Serena, 1915) che merita di essere ricordato per le novità recitative apportate dalla stessa diva. Altre dive furono Hesperia che collaborò maggiormente con il regista Baldassarre Negroni, Italia Almirante Manzini, Pina Menichelli femme fatale d'eccellenza grazie ai ruoli interpretati in FUOCO (Giovanni Pastrone, 1915) e TIGRE REALE (Giovanni Pastrone, 1916). Un caso a sé fu quello di Eleonora Duse, già grande diva del teatro passò per un istante al cinema nel film CENERE (Febo Mari, 1916) nel quale dimostrò la sua unicità: richiamava il teatro giapponese, si vestiva di nero per confondersi nell'inquadratura, rinunciava all'enfasi del gesto, neutralizzava la presenza del corpo, non voleva primi piani.

Per quanto riguarda invece il divismo maschile fu sempre succube di quello femminile anche se spiccano diversi divi come Febo Mari. La vera icona del divismo maschile fu: Rodolfo Valentino soprannominato Latin Lover fu il primo sex symbol della storia, ma non lavorò mai nel cinema italiano, solo negli States. Gli attori del cinema muto apportarono dei cambiamenti nel modo di recitare, infatti Ruggero Ruggeri, Giovanni Grasso, Mario Bonnard se pur provenienti dal teatro, diedero un'impronta diversa alla recitazione di fine '800. Enrico Ghione, divenuto famoso per il personaggio di Za-la-Mort ne I TOPI GRIGI, fu un attore molto moderno: non esagerava mai nei gesti, anzi lavorò molto sulla microfisionomia. Bartolomeo Pagano fu un acrobata successivamente imitato da molti e un attore con la recitazione ridotta al minimo, senza un'eccessiva enfasi.



Con il divismo la donna aveva assunto una figura ben precisa: la femme fataleUna donna animale,

forte, guerriera, contro le convenzioni sociali, non è madre, è indipendente, non aspira a distruggere

l'uomo, ma solo a giocare con lui, ha primitive pulsioni erotiche, a volte con funzioni salvifiche.

Quest'ultima caratteristica è bene non confonderla con quella della donna angelica che a differenza

dalla femme fatale è una donna che si sacrifica per il bene dell'uomo. 

La femme fatale è una donna che grazie al suo fascino, al suo potere sessuale domina e può

distruggere un mondo che detiene il potere politico ed economico. Il sottogenere che vide 

svilupparsi questa nuova figura fu il dramma borghese il quale vide anche l'unificazione tra il

decadentismo e il verismo letterario, nel quale erano presenti tutti i codici di allora, rispecchiando

molto la vita reale del medio borghese. C'erano elementi che stavano alla base della vita sociale e

culturale di questo ceto: l'emancipazione femminile, gli intrighi e le passioni, la cultura liberty, il

melodramma, la poesia, il divismo, l'erotismo, il romanzo pop ottocentesco, D'Annunzio, la donna

predatrice. Naturalmente da tutto ciò nacque da parte della borghesia una forte identificazione con

i personaggi e con le storie narrate, facendo così cadere filtri storici e popolari. In questo modo si

richiamò una grande fetta di pubblico (anche internazionale) in quanto le pellicole non solo

intrattenevano, ma trasmettevano anche un forte senso culturale.

Redazione

Manifesto 0, 2012

 

Collaborazioni: 

Se anche tu vuoi collaborare con Manifesto 0 o chiedere la pubblicazione di un qualsiasi contenuto inerente scrivici a Emme0Mzero@gmail.com

Tag più frequenti: 

© 2012 - 2017 by Manifesto Ø

bottom of page